Dallo Spazio un aiuto per l’Osteoartrosi

Riccardo Gottardi, originario di Lonato in provincia di Brescia,  al grande pubblico è ancora uno sconosciuto, ma merita, invece, che ce ne occupiamo per quel che, a soli 39 anni, è riuscito a fare. Il nostro, infatti, dopo essersi laureato in Fisica a Pisa ed aver condotto le sue ricerche al Dipartimento di Ingegneria Bio sica ed Elettronica dell’Università di Genova, è approdato a Pittsburgh negli Stati Uniti, dove ha potuto approfondire le sue ricerche, nanziato dalla Fondazione RI.MED di Palermo.

Il bioreattore potrà tornare UtIle per il trattamento ormonale per le donne in menopausa.

Grazie a lui ci sono oggi buone notizie per chi soffre di Osteoartrosi. Gli italiani interessati sono oltre 5 milioni (la metà degli ultra sessantenni). Tali patologie croniche hanno un impatto devastante sulla vita dei pazienti. Vediamo, allora, con lui in cosa consiste la sua invenzione. “Ho messo a punto un bioreattore per lo studio delle molecole, che curano l’Osteoartrosi e l’Osteoporosi”. Bioreattore che, grazie alla Nasa, potrà andare addirittura nello Spazio per esperimenti di un team di scienziati-astronauti. Nello Spazio, infatti, per la mancanza di gravità si verificano spesso agli astronauti perdite di tessuto osseo, con rischio di fratture e problemi di circolazione.

Nello Spazio tutto avviene molto più rapidamente che sulla terra. Il livello di perdita di volume osseo si vede in un mese, mentre sulla terra impiega anni. L’ambiente estremo della microgravità fornisce la possibilità di avere un meccanismo di invecchiamento molto accelerato.

Per Gottardi si è scomodata addirittura la Casa Bianca, dove ha presentato il “suo” bioreattore. Il progetto ha vinto un bando indetto da CASIS-Center for the Advancement of Science In Space, ente spin-of della NASA, aggiudicandosi l’incredibile opportunità di essere protagonista delle prossime ricerche scienti che, condotte, appunto, sulla International Space Station, destinata alla ricerca scientifica.

“Il bioreattore – ci spiega Gottardi – è un sistema costituito da piccole camerette, che possono ospita- re dei tessuti umani provenienti da biopsie o tessuti ossei ingegnerizzati, fatti crescere da cellule umane, che replicano le funzioni dei normali tessuti umani. Nel bioreattore questi sono mantenuti vitali per molte settimane e sulla stazione spaziale orbitante subiranno gli effetti della microgravità. Verranno sperimentati trattamenti farmacologici per individuare quali molecole potranno essere efficaci contro l’Osteoporosi e l’Osteoartrosi.

Il “viaggio” nello Spazio potrà ragionevolmente essere effettuato tra un anno e mezzo, perché il bioreattore prima dovrà essere testato a terra in ogni suo dettaglio, in quanto lassù Gottardi non ci sarà per mettere a punto eventuali modifiche.

Il bioreattore di Gottardi consente di capire come interagiscono i tessuti delle articolazioni e di sviluppare nuove cure per bloccare ed anche far regredire patologie degenerative come l’osteoartrosi e l’osteoporosi. Si potrà così mettere a punto farmaci, che ripristino la cartilagine. Essa, infatti, interagisce con l’osso e non può essere studiata separatamente. “Il bioreattore – aggiunge l’inventore – crea artificialmente un insieme di ossa e tessuti vascolarizzati, in cui si analizzano gli effetti dell’interazione, come cioè reagisce il tessuto osseo, quando la cartilagine è rovinata e viceversa.

Il bioreattore potrà tornare utile anche per il trattamento ormonale per le donne in menopausa. “L’Istituto Superiore di Sanità de- gli Stati Uniti- ci informa Gottardi- lo ha già testato per un mese: è stata messa a punto una sequenza di estrogeno progesterone, che simula il ciclo mestruale e si è potuta verificare una minore perdita ossea e migliori condizioni della cartilagine. Dovrà essere testato anche sugli animali (maiali)”.

“Il nostro obiettivo – conclude Gottardi – è di riuscire a validare gli effetti a lungo termine di farmaci e terapie. Se ci riusciremo, avremo dato un valido aiuto alla ricerca e sarà possibile aiutare moltissimi pazienti oltre a ridurre i costi sociali della malattia”.


a cura di LUIGI CAVALIERI
Fonte: www.profilosalute.it 

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