Come rinforzare il sistema immunitario

Il sistema immunitario ha un compito molto importante, difende l’organismo dai microrganismi che provocano le malattie. In alcuni casi, tuttavia, non ci riesce. Quando i germi riescono ad attaccare l’organismo, ci si ammala. È possibile intervenire in questo processo e rinforzando le difese? Forse migliorando la dieta, oppure assumendo determinati integratori vitaminici o erboristici, oppure anocra cambiando il proprio stile di vita per produrre una risposta immunitaria perfetta? La possibilità di rinforzare il sistema immunitario è affascinante, ma l’idea di riuscirci veramente è abbastanza problematica per diversi motivi. Il sistema immunitario è appunto un sistema, e non un singolo organo. Per funzionare bene richiede equilibrio e armonia. I ricercatori hanno ancora molto da scoprire sulle complicazioni e sulle interconnessioni della risposta immunitaria e per ora non esistono collegamenti scientificamente dimostrati tra l’adozione di uno stile di vita più sano e il miglioramento della funzione immunitaria.

Questo tuttavia non vuol dire che gli effetti dello stile di vita sulla risposta immunitaria non siano interessanti e non debbano essere studiati. Diversi ricercatori stanno esplorando gli effetti della dieta, dell’esercizio fisico, dell’età, dello stress psicologico, degli integratori erboristici e di altri fattori sulla risposta immunitaria, sia negli animali che nella specie umana. Stanno emergendo risultati interessanti, ma finora soltanto preliminari, perché si sta ancora cercando di capire come funziona il sistema immunitario e come interpretare le misurazioni del suo funzionamento. Nel seguito di quest’articolo riassumeremo alcuni dei settori di ricerca più attivi in questo campo. Nel frattempo cercare di seguire una vita più sana seguendo semplici consigli di buonsenso è un buon modo per iniziare a prepararsi per l’inverno.

Adottare uno stile di vita sano

La prima difesa contro le malattie è l’adozione di uno stile di vita sano. Seguire i consigli di buonsenso per mantenersi in buona salute è l’unica cosa importante da fare per mantenere il sistema immunitario forte e sano. Tutte le parti dell’organismo, compreso il sistema immunitario, funzionano meglio quando sono protette dai rischi ambientali e sostenute da uno stile di vita sano, che comprende ad esempio queste strategie:

  • Non fumare.
  • Seguire una dieta ricca di frutta, verdura e cereali integrali, e povera di grassi saturi.
  • Fare esercizio fisico regolarmente.
  • Mantenere il peso forma.
  • Tenere sotto controllo la pressione.
  • Se si consumano alcolici, farlo con moderazione.
  • Dormire a sufficienza.
  • Adottare semplici precauzioni igieniche contro le infezioni, ad esempio lavarsi spesso le mani e cuocere sempre bene la carne.
  • Fare sempre i controlli medici consigliati per la propria fascia d’età e per le proprie categorie di rischio.

Non credere ciecamente a tutto

Molti prodotti che si vedono nei supermercati e nelle farmacie affermano di poter rinforzare o aiutare il sistema immunitario, ma questo concetto in realtà non ha molto senso dal punto di vista scientifico. In realtà, infatti, aumentare il numero di cellule nell’organismo, siano esse del sistema immunitario o di altro tipo, non è necessariamente una cosa buona. Ad esempio gli atleti che si dopano ricevendo trasfusioni di sangue per aumentare il numero di cellule e migliorare i loro risultati rischiano di avere un ictus.

Tentare di aumentare il numero di cellule del sistema immunitario è poi particolarmente complicato, perché ci sono diversi tipi di cellule che reagiscono a molti microbi diversi in molti modi diversi. Su quali cellule si dovrebbe agire, e di quanto bisognerebbe aumentare il loro numero? Finora i ricercatori non sono riusciti a rispondere a questa domanda. Si sa soltanto che l’organismo genera continuamente le cellule immunitarie. Certamente produce molti più linfociti di quanti ne possa usare. Le cellule in eccesso sono eliminate con un processo naturale di morte cellulare (apoptosi), alcune prima di entrare in azione, altre a battaglia già vinta. Nessuno sa con certezza quante cellule e di che tipo siano necessarie al sistema immunitario per funzionare a livelli ottimali.

La scienza sa qualcosa in più sul gradino più basso della scala. Quando il numero di linfociti T in un paziente affetto da HIV/AIDS si abbassa sotto a un certo livello, il paziente si ammala perché il sistema immunitario non ha abbastanza linfociti T per combattere le infezioni. Quindi c’è un limite inferiore di cellule sotto il quale il sistema immunitario non funziona più. Ma qual è il numero di linfociti T ottimale?

Non lo sappiamo.

Molti ricercatori attualmente cercano di indagare gli effetti sull’immunità di diversi fattori, dall’alimentazione agli integratori alimentari, fino ad arrivare all’esercizio fisico e allo stress. Alcuni misurano determinati componenti del sangue, come i linfociti o le citochine. Finora, tuttavia, nessuno in realtà sa quale sia il significato di queste misure in termini di capacità dell’organismo di combattere le malattie. Queste misure sono un modo per scoprire se sta succedendo qualcosa, ma la scienza non è sufficientemente progredita per capire come questo si traduca in successo nella lotta contro la malattia.

Un approccio scientifico di natura diversa esamina gli effetti di determinate modifiche dello stile di vita sull’incidenza delle malattie. Se una ricerca presenta una diminuzione della malattia, i ricercatori valutano se il sistema immunitario è stato rinforzato in qualche modo. Sulla base di queste ricerche, attualmente si può dimostrare che, anche se non siamo in grado di provare un collegamento diretto tra un certo stile di vita e un miglioramento della risposta immunitaria, alcuni collegamenti sono probabili.

Invecchiamento e sistema immunitario

In precedenza abbiamo ricordato che un settore attivo della ricerca riguarda il legame tra il funzionamento del sistema immunitario e l’invecchiamento. I ricercatori ritengono che il processo di invecchiamento porti in qualche modo a una riduzione della capacità di risposta immunitaria, che a sua volta causa un aumento delle infezioni, delle malattie infiammatorie e dei tumori. Nei paesi sviluppati, man mano che l’aspettativa di vita cresce, crescono anche le malattie legate all’invecchiamento. Fortunatamente la ricerca sul processo di invecchiamento può essere utile a tutti, indipendentemente dall’età.

Alcune persone rimangono in buona salute anche quando invecchiano, ma la conclusione di molte ricerche è che, rispetto alle persone più giovani, gli anziani corrono un rischio molto maggiore di contrarre malattie infettive. Le infezioni respiratorie, l’influenza e in particolare la polmonite sono una delle principali cause di morte degli over 65 in tutto il mondo. Nessuno sa con certezza perché ciò avvenga, ma alcuni scienziati osservano che questo maggior rischio è correlato con una diminuzione dei linfociti T, forse perché il timo si atrofizza con l’età e produce meno cellule T per combattere l’infezione. La funzionalità del timo diminuisce con l’età, già a partire dal primo anno di vita, ma non è chiaro se questa diminuzione della funzionalità del timo spieghi quella dei linfociti T o se altri cambiamenti possano avere un ruolo. Altri ricercatori sono interessati all’eventuale diminuzione dell’efficienza del midollo osseo nella produzione di cellule staminali che danno origine alle cellule del sistema immunitario.

Una riduzione della risposta immunitaria alle infezioni è dimostrata dalla risposta più debole degli anziani ai vaccini. Ad esempio le ricerche condotte sui vaccini contro l’influenza hanno dimostrato che negli over 65 l’efficacia dei vaccini è del 23%, mentre nei bambini sani (di età superiore ai 2 anni) è del 38%. Nonostante la minore efficacia, i vaccini per l’influenza e lo S. pneumoniae hanno diminuito l’incidenza della malattia e i casi di morte negli anziani, rispetto alla popolazione non vaccinata.

Altri ricercatori attualmente stanno esaminando il collegamento tra la nutrizione e l’immunità negli anziani. Una forma di malnutrizione sorprendentemente frequente anche nei paesi sviluppati è la carenza di micronutrienti. La carenza di micronutrienti è la carenza, frequente negli anziani, di alcune vitamine essenziali e di minerali in traccia, che normalmente dovrebbero essere ottenuti con la dieta o con il ricorso agli integratori. Gli anziani tendono a mangiare meno e più spesso e in molti casi seguono diete poco variate. Una domanda importante è se gli integratori alimentari possano aiutare gli anziani a mantenere un sistema immunitario sano. Gli anziani dovrebbero parlare di quest’argomento con il medico di famiglia, meglio se esperto in nutrizione geriatrica, perché, mentre alcuni integratori possono essere utili, in questa fascia d’età il minimo cambiamento dietetico può avere ripercussioni anche gravi.

Sistema immunitario e dieta

Come tutti i soldati, anche quelli del sistema immunitario hanno bisogno di nutrirsi bene e regolarmente. Da molto tempo i ricercatori sanno che le persone povere e denutrite sono più vulnerabili alle malattie infettive. Non si sa però se l’aumento dell’incidenza delle malattie sia causato dall’effetto della malnutrizione sul sistema immunitario. Ci sono ancora relativamente poche ricerche sugli effetti della nutrizione sul sistema immunitario nella specie umana, e ancora meno che collegano gli effetti della nutrizione direttamente all’insorgenza (o alla terapia) delle malattie.

Alcune ricerche indicano che diverse carenze di micronutrienti (ad esempio di zinco, selenio, ferro, rame, acido folico, e vitamine A, B6, C ed E), alterano la risposta immunitaria negli animali, secondo misurazioni di laboratorio, tuttavia l’impatto di questi cambiamenti del sistema immunitario sulla salute degli animali è meno chiaro, e l’effetto di carenze simili sulla risposta immunitaria nella specie umana deve ancora essere valutato. Attualmente le ricerche sono promettenti, almeno per alcuni dei micronutrienti.

Che cosa fare, quindi? Se avete il dubbio che la vostra dieta non vi fornisca la quantità necessaria di micronutrienti, perché ad esempio non vi piacciono le verdure o perché preferite il pane bianco rispetto a quello integrale, assumere quotidianamente un integratore di vitamine e minerali può dare benefici di molti tipi alla salute, oltre naturalmente a quelli per il sistema immunitario. Assumere megadosi di una sola vitamina invece è inutile: non necessariamente una dose maggiore funziona meglio. I ricercatori stanno studiando il potenziale di rinforzo del sistema immunitario di diverse sostanze nutritive.

  • Selenio. Alcune ricerche suggeriscono che chi ha carenza di selenio corre un maggior rischio di soffrire di tumori alla vescica, al seno, al colon, al retto, al polmone e alla prostata. Una ricerca pluriennale su larga scala attualmente in corso sta esaminando gli effetti della combinazione di selenio e vitamina E per la prevenzione del tumore alla prostata.
  • Vitamina A. Gli esperti da tempo sanno che la vitamina A ha un ruolo nelle infezioni e nel mantenimento delle superfici mucose perché influenza alcune sottocategorie di linfociti T, linfociti B e citochine. La carenza di vitamina A è connessa a carenze immunitarie e a un aumento del rischio di malattie infettive. Viceversa, secondo una ricerca, l’integrazione di vitamina A quando non c’è carenza non migliora né sopprime l’immunità dei linfociti T in un gruppo di anziani sani.
  • Vitamina B2. Alcune ricerche indicano che la vitamina B2 migliora la resistenza alle infezioni batteriche nei topi, ma non è chiaro come questo si traduca in termini di miglioramento della risposta immunitaria.
  • Vitamina B6. Diverse ricerche indicano che una carenza divitamina B6 può deprimere diversi aspetti della risposta immunitaria, ad esempio la capacità dei linfociti di maturare e differenziarsi in diversi tipi di linfociti T e B. L’integrazione di tale vitamina con dosi moderate ripristina la funzionalità immunitaria, ma le megadosi non danno benefici aggiuntivi. La vitamina B6 può inoltre promuovere la crescita dei tumori.
  • Vitamina C. Il rapporto tra la vitamina C e il sistema immunitario non è ancora chiaro. Molte ricerche hanno esaminato la vitamina C in generale, ma sfortunatamente molte di esse non erano ben progettate. La vitamina C forse agisce in sinergia con altri micronutrienti e da sola non dà benefici.
  • Vitamina D. Da molti anni è risaputo che chi soffre di tubercolosi può essere curato tramite esposizione alla luce solare. Il motivo è molto semplice. I ricercatori hanno scoperto che la vitamina D, prodotta dalla pelle esposta alla luce del sole, segnala una risposta antimicrobica al batterio responsabile della tubercolosi, ilMycobacterium tuberculosis. Ulteriori ricerche dovranno però chiarire se la vitamina D sia in grado di combattere anche altre malattie e se sia utile assumere integratori di vitamina D.
  • Vitamina E. Una ricerca su persone sane over 65 ha dimostrato che aumentare la dose giornaliera di vitamina E dalla RDA (Razione giornaliera raccomandata) di 30 mg fino a 200 mg migliora la risposta immunitaria all’epatite B e al tetano dopo la vaccinazione. Il miglioramento della risposta immunitaria non si verifica però dopo la somministrazione dei vaccini contro la difterite e lo pneumococco.
  • Zinco. Lo zinco è un minerale che, in tracce, è essenziale per le cellule del sistema immunitario. La carenza di zinco impedisce il corretto funzionamento delle cellule T e delle altre cellule del sistema immunitario. Attenzione: è importante assumere una quantità sufficiente di zinco nella dieta (15-25 mg al giorno), ma l’eccesso di zinco può inibire la funzionalità del sistema immunitario.

Integratori erboristici e altri integratori

Al supermercato ed in farmacia tutti abbiamo sicuramente visto flaconi di pillole e di preparati a base di erbe che affermano di “rinforzare il sistema immunitario” o di essere utili per la salute del sistema immunitario. È stato dimostrato che alcune preparazioni sono in grado di modificare alcuni componenti del sistema immunitario, ma finora non è stato dimostrato che siano in grado di rinforzare le difese al punto di creare una migliore protezione contro le infezioni e le malattie. Dimostrare che un estratto erboristico, o qualsiasi altra sostanza, sia in grado di rinforzare l’immunità è, ora come ora, una faccenda davvero complicata. I ricercatori non sanno, ad esempio, se un estratto che sembra innalzare il livello di anticorpi nel sangue in realtà sia in grado di dare benefici al sistema immunitario in generale.

Questo però non significa che tutti i preparati erboristici siano totalmente inutili. Siamo tutti diversi, e anche i nostri sistemi immunitari sono unici. La fisiologia di ciascuno risponde in modo diverso ai principi attivi. Se vostra nonna vi dice che da anni usa un particolare preparato erboristico che la protegge dalle malattie, chi siamo noi per dire che quel preparato non le serva davvero? Il problema sorge quando gli scienziati cercano di studiare un principio attivo o un preparato su vasta scala. Il fatto che la sostanza sia attiva per una singola persona è ininfluente per la ricerca: diventa degno di nota se l’effetto si ripete in molte persone.

I ricercatori hanno esaminato il potenziale di diverse erbe e vitamine di influenzare il sistema immunitario. Molte di queste ricerche hanno riguardato gli anziani, i bambini, o persone con sistema immunitario compromesso, ad esempio i pazienti sieropositivi. Molte di esse sono viziate da difetti di progettazione, e questo significa che sono necessarie altre ricerche per confermare o smentire i risultati, quindi le scoperte non devono essere considerate universalmente valide e applicabili.

Elenchiamo nel seguito alcuni degli integratori su cui si sono concentrate le ricerche.

  • Aloe vera. Attualmente non ci sono prove che l’aloe vera sia in grado di modulare la risposta immunitaria. Nelle ricerche sono state usate formulazioni e composti diversi, quindi è difficile comparare i risultati. Tuttavia alcune ricerche indicano che l’aloe vera per uso topico è efficace per scottature, ferite o congelamento di lieve entità, e anche per le infiammazioni della pelle, in combinazione con l’idrocortisone. Le ricerche hanno dimostrato che l’aloe vera non è il modo migliore per curare il tessuto del seno in seguito alla radioterapia.
  • Astragalo. L’astragalo, derivato dalla radice della pianta, è commercializzato come stimolante del sistema immunitario, ma le ricerche che dimostrano le sue proprietà immunostimolanti sono di scarsa qualità. L’astragalo, inoltre, può essere pericoloso.
  • Echinacea. Sono stati versati fiumi d’inchiostro sulle presunte proprietà immunostimolanti dell’echinacea, perlopiù riguardanti la sua presunta capacità di prevenire o limitare i raffreddori. La maggior parte degli esperti non consiglia di assumere l’echinacea per molto tempo per prevenire i raffreddori. Un’équipe di medici della Harvard Medical School nota che le ricerche che esaminano le capacità di prevenzione dei raffreddori dell’echinacea non sono ben progettate, e altre affermazioni sull’echinacea non sono ancora state dimostrate. L’echinacea può anche causare effetti collaterali potenzialmente gravi. Chi soffre di allergia all’ambrosia corre un rischio maggiore di reazioni allergiche all’echinacea, e ci sono stati casi di shock anafilattico. Le iniezioni di echinacea, in particolare, hanno causato reazioni gravi. Una ricerca ben progettata da pediatri dell’University of Washington di Seattle ha scoperto che l’echinacea non riesce a diminuire la durata e la gravità dei sintomi del raffreddore in un gruppo di bambini. Anche una ricerca del 2005 su 437 volontari ha scoperto che l’echinacea non modifica l’incidenza dei raffreddori, né la loro progressione né la loro gravità.
  • Aglio. L’aglio potrebbe essere almeno parzialmente in grado di combattere le infezioni. Nei test di laboratorio i ricercatori hanno visto che l’aglio è efficace contro batteri, virus e funghi. L’aglio è un candidato promettente, ma attualmente non ci sono ancora abbastanza studi ben progettati sulla specie umana per capire se dà davvero dei benefici. Una ricerca del 2006 che ha esaminato l’incidenza di alcuni tipi di tumore e il consumo di aglio e cipolla in alcune popolazioni dell’Europa meridionale ha scoperto che esiste un’associazione tra la frequenza di consumo dell’aglio e delle cipolle e un minor rischio di alcuni tipi di tumore frequenti. È troppo presto, tuttavia, per consigliare l’aglio come modo di curare o prevenire le infezioni o di prevenire i tumori.
  • Ginseng. Il funzionamento della radice di ginseng non è chiaro, ma, tra i molti motivi per cui se ne consiglia l’uso, si pensa che possa stimolare la funzionalità immunitaria. Nonostante le indicazioni a favore del ginseng di diverse ricerche, perlopiù su piccola scala, il National Center for Complementary and Alternative Medicine (NCCAM) sostiene che finora ci sono stati pochi studi di qualità su vasta scala che dimostrino queste affermazioni. L’NCCAM attualmente sta finanziando diverse ricerche per capire meglio il come funziona il ginseng.
  • Radice di liquirizia (Glycirrhiza glabra). La radice di liquirizia è usata nella medicina tradizionale cinese per curare diverse malattie. La maggior parte delle ricerche sulla liquirizia ha esaminato anche altre erbe, quindi non è possibile verificare se gli effetti sono attribuibili alla radice di liquirizia in sé. Tuttavia la liquirizia non andrebbe consumata, per via del rischio di effetti collaterali e perché si sa ancora troppo poco sui suoi eventuali benefici per la stimolazione della funzionalità immunitaria.
  • Probiotici. Nell’apparato digerente ci sono migliaia di specie diverse di batteri fondamentali per la digestione. Attualmente i ricercatori, anche della Harvard Medical School, stanno scoprendo prove di una relazione tra i batteri “buoni” e il sistema immunitario. Ad esempio si sa che alcuni batteri dell’intestino influenzano lo sviluppo di vari aspetti del sistema immunitario, perché ad esempio correggono le carenze e aumentano il numero di alcuni tipi di linfociti T. Non si sa con certezza come avvenga l’interazione tra i batteri e le varie componenti del sistema immunitario. Man mano che vengono scoperte nuove prove a supporto dell’ipotesi che i batteri intestinali rinforzano il sistema immunitario, si è portati a pensare che assumere più batteri buoni faccia bene alla salute. Almeno, così vorrebbe farci pensare chi commercializa prodotti probiotici. I probiotici sono i batteri buoni, come il Lactobacillus e ilBifidobacterium, ospitati in condizioni normali nell’intestino. Attualmente i probiotici figurano come ingredienti di diversi prodotti: latte e derivati, bevande, cereali, barrette energetiche e altri alimenti. Gli ingredienti chiamati “probiotici”, che affermano di essere sostanze nutrienti per i batteri buoni, stanno spuntando come funghi nei supermercati e in erboristeria. Sfortunatamente non è stato dimostrato nessun collegamento diretto tra l’assunzione di questi prodotti e un miglioramento della funzionalità immunitaria. Le ricerche, inoltre, non hanno dimostrato che l’assunzione di probiotici possa reintegrare i batteri buoni che vengono distrutti insieme agli altri durante le terapie antibiotiche. Notiamo infine un altro motivo che dovrebbe indurci alla cautela: la qualità di dei probiotici spesso è diversa da quella indicata sulle etichette. Alcuni prodotti a base di probiotici contengono quel che dicono di contenere, ma altri no. In un rapporto del 2006, l’American Academy of Microbiology ha affermato che “attualmente non ci si può fidare della qualità dei probiotici presenti nei prodotti alimentari in commercio”. Assumere i probiotici quindi è inutile? No, però occorre sottolineare che le affermazioni trionfalistiche sui loro poteri curativi sono controverse. Finché non saranno dimostrate, se scegliete di assumere i probiotici con moderazione, con ogni probabilità non vi faranno male, e alla fine probabilmente le ricerche scopriranno che sono utili per la salute.

Stress e sistema immunitario

La medicina moderna, che un tempo considerava con scetticismo il collegamento tra le emozioni e la salute fisica, attualmente tiene in considerazione la relazione tra la mente e il corpo. Diversi disturbi e patologie, come il mal di stomaco, la nausea, l’orticaria e persino le malattie cardiache, sono connesse agli effetti dello stress. La relazione tra lo stress e la funzionalità immunitaria, pur studiata da ricercatori di diverse discipline, finora non è una delle aree di ricerca principali degli immunologi.

La ricerca sulla relazione tra lo stress e la risposta immunitaria presenta alcune sfide non banali. Da un lato, lo stress è difficile da definire. Ciò che può apparire come situazione stressante a una persona, non lo è per un’altra. Quando i pazienti sono esposti a situazioni che vivono come stressanti, è difficile misurare obiettivamente lo stress provato, e per i ricercatori è difficile sapere se l’impressione soggettiva della quantità di stress è accurata e quindi valida ai fini della ricerca. I ricercatori possono soltanto misurare alcuni indicatori dello stress, ad esempio il numero di battiti cardiaci al minuto, ma questi indicatori possono anche riflettere altri fattori.

La maggior parte dei ricercatori che studiano la relazione tra lo stress e la funzionalità immunitaria, tuttavia, non si concentra su un fattore di stress improvviso e breve, ma cerca di studiare fattori di stress più costanti e frequenti (definiti “stress cronico”), come quelli causati dalle relazioni con la famiglia, gli amici o i colleghi, o dai fattori che impediscono di fare al meglio il proprio lavoro. Alcuni ricercatori stanno provando a scoprire se lo stress cronico influenza il sistema immunitario.

È difficile eseguire quelli che i ricercatori definiscono “esperimenti controllati” nella specie umana. In un esperimento controllato il ricercatore può cambiare una e una sola variabile, ad esempio la quantità di una determinata sostanza chimica, e poi misurare gli effetti di quell’unico cambiamento in qualche altro fenomeno misurabile, ad esempio la quantità di anticorpi prodotta da un certo tipo di cellule del sistema immunitario quando sono esposte alla sostanza chimica presa in esame. In un animale vivo, e in particolare in un essere umano, questo tipo di controllo è praticamente impossibile, perché i fattori che influiscono sulla persona o sull’animale al momento delle misurazioni sono tantissimi.

Nonostante queste inevitabili difficoltà nella misurazione della relazione tra lo stress e l’immunità, i ricercatori che ripetono lo stesso esperimento molte volte con molti animali o con molte persone diverse, e che ottengono lo stesso risultato la maggior parte delle volte, possono sperare di trarre conclusioni ragionevoli, cioè scientificamente valide.

Sulle basi di questi esperimenti, alcune ricerche hanno tratto le conclusioni seguenti:

  • Le situazioni stressanti create sperimentalmente ritardano la produzione di anticorpi e sopprimono l’attività dei linfociti T.
  • Lo stress sociale può essere ancora più deleterio di quello fisico.
  • Anche l’isolamento può sopprimere la funzionalità immunitaria

Molti ricercatori riferiscono che le situazioni stressanti possono far diminuire diversi aspetti della risposta immunitaria cellulare. Un’équipe della Ohio State University che ha lavorato a lungo su questi temi suggerisce che lo stress psicologico influisce sul sistema immunitario perché interrompe le comunicazioni tra il sistema nervoso, il sistema endocrino (ormonale), e il sistema immunitario. Questi tre sistemi “parlano” tra di loro usando messaggi chimici naturali e devono lavorare in stretta coordinazione per essere efficaci. L’équipe di ricercatori della Ohio State University ipotizza che lo stress sul lungo periodo rilascia una cascata protratta di ormoni dello stress, in particolare i glucocorticoidi. Questi ormoni agiscono sul timo, dove vengono prodotti i linfociti, e inibiscono la produzione di citochine e interleuchine, che stimolano e coordinano l’attività dei globuli bianchi. Questa équipe e altre hanno ottenuto i risultati seguenti:

  • Gli anziani che si prendono cura di parenti affetti dal morbo di Alheimer presentano livelli superiori alla norma di cortisolo, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, e, forse per via dei livelli alti di cortisolo, producono meno anticorpi in risposta al vaccino dell’influenza.
  • Alcune misurazioni dell’attività dei linfociti T risultano inferiori nei pazienti depressi rispetto a quelli non depressi, e negli uomini separati o divorziati rispetto a quelli sposati.
  • In una ricerca annuale su persone che si prendono cura dei coniugi affetti dal morbo di Alzheimer, i cambiamenti della funzionalità dei linfociti T sono maggiori nelle persone con meno amici e minor aiuto dall’esterno.
  • Quattro mesi dopo il passaggio dell’uragano Andrew in Florida, le persone residenti nelle zone più colpite presentano una diminuzione dell’attività in diverse misurazioni del sistema immunitario. Risultati simili sono stati ottenuti da una ricerca compiuta sul personale ospedaliero dopo un terremoto a Los Angeles.

Tutte queste ricerche, tuttavia, non dimostrano che i cambiamenti misurati del sistema immunitario abbiano effetti negativi incontrovertibili sulla salute delle persone coinvolte.

Se prendo freddo mi ammalo di più?

Tutte le mamme l’hanno sicuramente detto almeno una volta: “Copriti, altrimenti ti ammali!” Ma hanno ragione? Finora i ricercatori che studiano quest’argomento pensano che la normale esposizione al freddo poco intenso non favorisca la vulnerabilità alle infezioni. La maggior parte degli esperti è concorde nell’affermare che la ragione per cui l’inverno è la stagione del raffreddore e dell’influenza non sta nel freddo, ma nel fatto che si trascorre più tempo al chiuso, a stretto contatto con altre persone che possono trasmettere i germi.

I ricercatori, tuttavia, rimangono interessati a questo tema in diverse popolazioni. Alcuni esperimenti  suggeriscono che l’esposizione al freddo potrebbe diminuire la capacità di affrontare le infezioni. E nella specie umana? Ci sono esperimenti in cui un gruppo di persone fa il bagno nell’acqua fredda e un altro gruppo rimane nudo a una temperatura sotto zero. Altri esperimenti hanno studiato gli abitanti dell’Antartico, altri le Montagne Rocciose del Canada. I risultati sono stati di natura diversa. Ad esempio le ricerche hanno documentato un aumento delle infezioni delle vie respiratorie superiori negli sciatori di fondo professionisti, ma non si sa se queste infezioni siano da imputare al freddo o ad altri fattori, ad esempio all’intensità dell’esercizio fisico o alla secchezza dell’aria. Le ricerche indicano che l’esposizione al freddo aumenta i livelli di alcune citochine, le proteine e gli ormoni che fanno da messaggeri nel sistema immunitario, ma non è chiaro il modo in cui questo possa influire sulla salute.

Un gruppo di ricercatori canadesi che ha esaminato centinaia di ricerche su questo tema e ha condotto diversi studi in prima persona conclude che non c’è da preoccuparsi se l’esposizione al freddo è moderata, perché non ha effetti dannosi sul sistema immunitario della specie umana. Bisogna coprirsi bene quando fuori fa freddo? La risposta è sì, se siete freddolosi, oppure se dovete stare all’aperto per molto tempo e quindi c’è il rischio di congelamento e ipotermia. Ma non preoccupatevi per il vostro sistema immunitario.

L’esercizio fisico fa bene o male al sistema immunitario?

L’esercizio fisico regolare è uno dei pilastri di una vita sana. Migliora la salute cardiovascolare, abbassa la pressione, aiuta a tenere sotto controllo il peso e protegge da molte malattie diverse. Ma serve anche per mantere in buona salute il sistema immunitario? Proprio come la dieta sana, l’esercizio fisico può contribuire a mantenersi in salute, e quindi a mantenere il sistema immunitario sano. Può contribuire anche più direttamente favorendo la circolazione, cosa che permette alle cellule e alle sostanze del sistema immunitario di muoversi liberamente nell’organismo e di fare bene il loro lavoro.

Alcuni ricercatori stanno provando a fare il passo successivo per capire se l’esercizio fisico possa influire direttamente sulla vulnerabilità alle infezioni. Ad esempio alcuni ricercatori stanno studiando se un esercizio fisico molto intenso e protratto possa far ammalare gli atleti più di frequente o alteri in qualche modo la funzionalità immunitaria. Per fare questo tipo di ricerche, i ricercatori tipicamente chiedono agli atleti di fare un esercizio molto intenso; esaminano il sangue e l’urina prima e dopo l’esercizio per scoprire eventuali cambiamenti dei componenti del sistema immunitario, come le citochine, i globuli bianchi e determinati anticorpi. Sono state riferite alcune alterazioni, ma gli immunologi non sanno ancora che cosa significhino in termini di risposta immunitaria nella specie umana. Non si sa, ad esempio, se un aumento delle citochine è utile o ha degli effetti misurabili sulla risposta immunitaria. Analogamente non si sa se un aumento dei globuli bianchi sia una cosa positiva o negativa per l’organismo.

Le persone studiate nelle ricerche, però, sono atleti allenati che fanno un esercizio fisico molto intenso. E l’esercizio fisico di lieve intensità serve per mantenere in salute il sistema immunitario? Per ora, anche se non è stato provato un collegamento diretto, è ragionevole pensare che l’esercizio fisico regolare di intensità moderata sia una freccia in più all’arco di chi vuole vivere una vita sana, un modo potenzialmente importante per mantenere sano il sistema immunitario insieme al resto dell’organismo.

Un approccio che potrebbe aiutare i ricercatori ad ottenere risposte più complete sul rapporto tra un miglior stile di vita e una migliore salute del sistema immunitario può essere basato sul sequenziamento del genoma umano. Quest’opportunità di ricerca fondata su una tecnologia biomedica all’avanguardia può essere impiegata per dare una risposta più completa a questa domanda e a domande simili sul sistema immunitario. Ad esempio le ricerche sul genoma umano con modalità microarray permettono ai ricercatori di osservare simultaneamente il modo in cui migliaia di sequenze di geni si attivano o si inattivano in risposta a specifiche condizioni fisiologiche (ad esempio le cellule del sangue degli atleti prima e dopo l’esercizio fisico). I ricercatori sperano di usare questi strumenti per analizzare i pattern e le regolarità per capire meglio l’interazione delle diverse vie genetiche.

Fonte: www.farmacoecura.it 
Traduzione a cura di Elisa Bruno
Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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